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Domenico Modugno

Citazioni tratte da canzoni

    Pi chi da ogni ricciu | ti caccia 'nu capricciu | la donna riccia nun la vogghiu, no! (da La donna riccia, 1954)
    Ma tutt'i sogni nell'alba svaniscon perché | quando tramonta la luna li porta con sé | ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli | che sono blu come un cielo trapunto di stelle. (da Nel blu dipinto di blu, 1958)
    Adieu adieu adieu adieu, addio al mondo | ai ricordi del passato | ad un sogno mai sognato | ad un attimo d'amore che mai più ritornerà. (da Vecchio frack, 1958)
    Mille violini suonati dal vento, | tutti i colori dell'arcobaleno | vanno a fermare una pioggia d'argento, | ma piove, piove | sul nostro amor! (da Piove, 1959)
    Ciao ciao bambina | un bacio ancora | e poi per sempre ti perderò | come una fiaba l'amore passa | c'era una volta | poi non c'è più. (da Piove, 1959)
    Cos'è che trema sul tuo visino | è pioggia o pianto? | Dimmi cos'è | vorrei trovare | parole nuove | ma piove, piove | sul nostro amor. (da Piove, 1959)
    Il nostro amore | acqua di mare | è diventata sale | le nostre labbra inaridite | non hanno più parole. (da Addio... addio..., 1962)

    Chi può fermare il fiume che corre verso il mare? | Le rondini nel cielo che vanno verso il sole | chi può cambiar l'amore | l'amore mio per te? (da Dio, come ti amo, 1966)
    La lontananza sai, è come il vento | spegne i fuochi piccoli, ma | accende quelli grandi... quelli grandi. (da La lontananza, 1970)
    La lontananza sai è come il vento | che fa dimenticare chi non s'ama. (da La lontananza, 1970)
    Io ho bisogno di te | come la barca ha bisogno del mare per potere andare | la primavera ha bisogno del sole per poter fiorire | la farfalla di un fiore | un bimbo di una mano che l'accompagna | un cane di un padrone | e del vento l'aquilone per poter volare | ed io di te | sempre vicino a me | in ogni istante della mia vita! (da Come hai fatto, 1970)
    Io sono la corda più tirata di un violino | e cerco la tua bocca come il pane | e non mi sazio mai | il cielo è un'immensa cattedrale | e l'amore fa di noi quello che vuole. (da Sortilegio di luna, 1973)
    Guarda l'amore mio | com'è carina in questa fotografia | l'ho accarezzata troppo con le mie dita | per questo adesso si è un po' sgualcita | ma di presenza è più bella ancor. (da Cavallo bianco, 1973)
    Ecco la mia vita, ecco la mia età | è da mille anni, che non vivo qua... (da Questa è la mia vita, 1973)
    Per le strade di Torino | polizia e malviventi sono tutti di una razza | sono figli degli stenti. (da Ragazzo del sud, 1974)
(1) - (2) - Biografia

Domenico Modugno



Dopo tre anni di crisi, in cui non riuscivo più a comporre, ho scritto Come hai fatto, che era nata però napoletana, Ma cumm' ha fatto. Soltanto che mi hanno costretto a trascriverla in italiano, ma è il dialetto la vera lingua di noi. (da un'intervista a Maura Nuccetelli e Tommaso Di Francesco, 23 ottobre 1979, riportata ne La grande evasione – Storia del festival di Sanremo di Gianni Borgna, 1980)
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In una stazione radio del Michigan o dell'Indiana, chi si ricorda, arrivò un signore con il disco mio e lo mandò in onda: il giorno dopo si ebbero duemila telefonate di gente che voleva risentirlo. Lo rimandò in onda: il giorno appresso altre duemila telefonate. L'exploit di Volare nacque così. (da un'intervista a Vincenzo Mollica, pubblicato nel libro Domenico Modugno, 1981)
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Quando gli chiesero il permesso per questa operazione, lui rispose che non lo aveva mai concesso a nessuno, ma che per Modugno non ci sarebbero stati problemi. Poi ci siamo incontrati e conosciuti a casa sua: era una persona molto strana, chiusa, vulnerabile, che ispirava tenerezza. (parlando di Salvatore Quasimodo in un'intervista a Vincenzo Mollica, pubblicato nel libro Domenico Modugno, 1981)
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Il mio incontro con Pasolini fu bello. In un primo tempo voleva utilizzarmi per un'opera che doveva rappresentare alla Piccola Scala di Milano, cosa che poi non fece. Recitai invece nell'episodio Cosa sono le nuvole, e dal titolo del film nacque anche una canzone, che scrivemmo insieme. È una canzone strana: mi ricordo che Pasolini realizzò il testo estrapolando una serie di parole o piccole frasi dell'Otello di Shakespeare e poi unificando il tutto. (in intervista a Vincenzo Mollica, pubblicato nel libro Domenico Modugno, 1981)



Meraviglioso non fu capita immediatamente, e Renzo Arbore lo ha riconosciuto di recente in una trasmissione televisiva confessando che anche lui si adoperò nella giuria dell'epoca perché la canzone venisse scartata, in quanto non adatta al Festival di Sanremo. Lo stesso Arbore l'ha poi indicata come la sua canzone preferita attuale. (da un'intervista a Francesco Trisciani, pubblicata in Raro! n.° 20 del 1989
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Il posto mio, secondo disco con la RCA, è il frutto di un errore di valutazione. Non che la canzone fosse brutta, anzi, però non era adatta al mio personaggio così come veniva percepito dalla gente. Mi feci convincere da quell'impastoiavacche che è Tony Renis, e così fummo buttati fuori tutti e due alla prima serata. Forse è il caso di ricordare che un altro errore fu commesso da Renis stesso nella scelta dell'arrangiamento. Ennio Morricone ne aveva approntato uno veramente bello, ma Renis non era troppo sosddisfatto e chiedeva sempre dei cambiamenti fin quando, in extremis, fu scelto quello del maestro Franco Pisano. (da un'intervista a Francesco Trisciani, pubblicata in Raro! n.° 20 del 1989)
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La lontananza, esprime secondo me un grande sentimento d'amore, e possiede in sé una grande idea. il vento che spegne tutti i fuochi piccoli e accende quelli grandi. L'idea non è mia, ma io la afferrai al volo quando la Bonaccorti mi lesse una lettera che le aveva scritto il suo ragazzo: la sviluppai e nacque la canzone. (da un'intervista a Francesco Trisciani, pubblicata in Raro! n.° 20 del 1989)
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Alla base della decisione ci fu una litigata con Rascel, che era il direttore artistico. Lui si era ritenuto offeso per le difficoltà incontrate dalla moglie nell'interpretazione di una canzone semplicissima che io avevo scritto per lei. I pettegolezzi del direttore d'orchestra, che si era dato da fare per riferire a me e Rascel le rispettive reazioni avevano acuito il contrasto, così io ritenni di non poter incominciare un'avventura che sarebbe dovuta durare due anni. (da un'intervista a Francesco Trisciani, pubblicata in Raro! n.° 20 del 1989)


Alberto Sordi


Se Fellini mi dicesse: "Albe', ho una parte per te nel mio prossimo film..." Eh, allora come faccio a dire di no? Con Federico ho fatto "Lo sceicco bianco", "I vitelloni", e se so' quello che sono, oggi, lo devo anche a lui, no?
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Sa perché dicono che sono avaro? Perché i soldi non li sbatto in faccia alla gente, come fanno certi miei colleghi.
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Voglio realizzare un film su Henry Kissinger. Prima di tutto, perché gli somiglio moltissimo, al punto che quando vado negli Stati Uniti la gente si ferma a guardarmi per strada, mi blocca e mi chiede l'autografo.
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La sa quella storiella su Kissinger? Aeroporto di Washington: atterrano contemporaneamente tre jet, uno proveniente da Pechino, l'altro da Mosca, il terzo da Tel Aviv. E da tutti e tre scende, sorridente, Henry Kissinger. Divertente, no? La metterò nel film, che ne dice?
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Il personaggio di Kissinger mi affascina. È un po' Metternich, un po' Talleyrand, non sta mai fermo, tira le fila dei destini del mondo.


Eleonora Duse non fu quel mostro di bravura che dicono. Anzi. Gente degna di fede assicura che in molte cose era abbastanza mediocre.
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Mussolini mi faceva ridere. Per me era un grande attore comico, forse involontario. Naturalmente lo ammiravo, come tutti. Però, ripeto, mi faceva ridere. Aveva delle battute impressionanti.
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Mike: Come mai abbiamo la stessa età e io faccio jogging, sci e immersione... e tu no?
[dopo qualche istante di silenzio]
Alberto: La vecchiaia è una brutta besta: c'è a chi je pija 'e gambe e a chi je pija 'a testa. (c'è a chi prende le gambe e a chi prende la testa)
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Te c'hanno mai mandato a quel paese, sapessi gia la gente che ce stà, il primo cittadino è amico mio, tu digli che te ciò mandato io.
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Spaghetto tu me hai provocato ed io me te magno.
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Ho sognato che ero rimasto vedovo. Un sogno completo: morte, camera ardente, funerale. Io camminavo dietro al feretro. Mentre tutti piangevano, io ridevo. Poi, mentre calavano la bara giù, nella fossa, ho sentito come un colpetto qui dietro alla nuca. Tac! Anche abbastanza forte. Mi sono risvegliato nel mio letto: era mia moglie che mi diceva, "cos'hai cretinetti, ridi nel sonno?"
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(1) - (2) - Biografia

Alberto Sordi


Ero in piazza Navona, il cuore della città. A un certo punto vedo spuntare, prima a destra e poi a sinistra, quattro ceffi che non promettevano niente di buono. Questi ti fanno blu, mi sono detto. Per fortuna, arrivato a pochi passi da me, uno dei ceffi mi riconosce: "Albe' - grida - Albertone bello, ma dove cavolo vai a quest'ora di notte?". E rimettendo in tasca qualcosa, che poteva essere una pistola o un coltello, mi dà una gran botta sulla spalla. Così fanno anche gli altri manigoldi. "Andiamo a bere qualcosa!" dice uno coi baffi. "No, grazie - mi difendo - ho un gran mal di testa, fate finta che ho accettato". Qualche volta anche i teppisti hanno un'anima. Ma fino a quando?
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La ginnastica, il footing e le attività del genere sono in gran parte masochistiche, punitive della nostra istintiva passione per la spaparanzata.
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Roma è diventata un brutto parcheggio. È indecente il modo in cui viene degradata una delle più belle città del mondo.
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Vuoi vedere che Nerone non era così matto, e forse era meglio bruciarla?


Nei casini ho visto nascere certi matrimoni tra i più ammirati nel mondo.
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La nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto.
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Alla mia età ho fatto il callo alla solitudine. Una solitudine, però, molto relativa, perché il lavoro riesce a riempire completamente la mia esistenza.
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Dubito fortemente di poter essere matrimoniabile.
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Non mi sposo perché non mi piace avere della gente estranea in casa.
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La mia comicità non è mai stata astratta, gratuita. L'ho sempre ricalcata sulla realtà del momento.
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Nei miei film io mi limito a riflettere le inquietudini di tutti noi, il pessimismo dilagante.
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Se il mondo fosse come lo presenta un certo cinema d'oggi, sarebbe un incredibile bordello.
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Sono un credente, un cattolico osservante. La domenica vado a messa. Mi faccio la comunione. Be', diciamo la verità, è deprimente constatare che la mia religiosità stupisce, non le pare?
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(1) - (2) - Biografia


Vittorio Gassman


Il nostro successo era il successo della novità dell'impresa, del prestigio dei nostri spettacoli, dell'autorità dei nostri interpreti, della larghezza dei mezzi impiegati; il fenomeno teatro acquistava, sì, improvvisamente, una risonanza maggiore, ma la sua eco andava poco al di là del luogo dove noi ci trovavamo ad agire. (Sulla tournée del gruppo del Teatro Popolare Italiano; citato in introduzione a Cinque modi per conoscere il teatro a cura di Vittorio Gassman e di Luciano Lucignani, Edindustria Editoriale, Roma, dicembre 1962)
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Il diavolo esiste: è la televisione.
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L'attore è un bugiardo al quale si chiede la massima sincerità.
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Napoli è la più nordica delle città africane.
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Mi disturba la morte, è vero. Credo che sia un errore del padreterno. Io non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginare il mondo senza di me... che farete da soli?
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Muoiono solo gli stronzi. Certo un momento di stronzaggine prima o poi capita a tutti. A me sarebbero bastate due vite: una per capire, una per agire.
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Un attore perfettamente sano è un paradosso.


Il senso delle nostre imperfezioni ci aiuta ad avere paura. Cercare di risolverle ci aiuta ad avere coraggio.
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L'istinto della fuga esisterà sempre: anche se Pascal consigliava di passare la vita in una stanza.
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Le uniche persone che non falliscono mai, sono quelle che non provano mai.
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Recitare non è molto diverso da una malattia mentale: un attore non fa altro che ripartire la propria persona con altre. È una specie di schizofrenia.
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Gli uomini di governo parlano in modo sgomentante. Ma anche all'opposizione non c'è da stare allegri: quando si arriva alla sintassi sono guai.
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In un film l'imbecille non può fare che la parte di un imbecille, a teatro si può nascondere, in televisione viene fuori subito.
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Aforismi - Biografia

Nino Martoglio


'a vilanza

(La tavola è ancora apparecchiata e i quattro personaggi sono alla fine del desinare – Ninfa versa da bere a Saru, che è acceso in volto e imbambolato, non tanto per il vino bevuto quanto per lo stordimento della passione aizzosa e sfacciata di Ninfa, che lo tiene come sotto un fascino – Anna è sulle spine, più per la paura di Oraziu e per la vergogna dello spettacolo di audacia della donna, che per gelosia del marito. – Oraziu – che in realtà nota tutto – finge di non accorgersi di nulla e con un sorriso sardonico pare che inciti i due a compromettersi di più agli occhi di Anna, verso la quale si mostra rispettoso).

Ninfa: Biviti 'n'autru tanticchia!... Vaia, cumpari!...
Anna (sulle spine): No, ppi carità, n' 'o faciti biviri chiù!... N' 'o viditi ca ci leva?...
Saru: Sì, veru è, grazii, cummari, basta... assai haiu vivutu...
Oraziu: Chi assai!... Comu, ci faciti 'st'offisa, 'a cummari?...


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Centona

Centona, si lu munnu allittricutu,
scienti e varvasapiu arruccatu,
doppu tant'anni ch'ha' jutu e vinutu,
ancora, chi ci si' nun s'ha' addunatu,
signu c'ha' jutu sempri senza 'ndrizzu,
ca 'n'ha' saputu fari pruulazzu,
ca si' comu un cagnolu appagnatizzu
chi 'un'avi rastu e nun cunchiudi un lazzu!...


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San Giuvanni decullatu

Mastru Austinu (su una scala a pioli, accanto all'icòna e all'altezza di essa, dopo avere aggiustato i fiori, prende dalla nicchia, un bicchiere per metà colmo d'acqua, dove galleggia un lucignolo, e l'osserva da tutti i lati mormorando): Vigliacchi! (poscia chiama) Lona!...
Serafina (affacciandosi dalla porta di fondo): Chi vuliti, patri? (gitta uno sguardo sul balconcino, dal quale si affaccia, come per incanto, Don Ciccinu, e si scambiano un sorriso).
Mastru Austinu (che non si accorge di Don Ciccinu): Comu ti chiami, tu?
Serafina: Pirchí?
Mastru Austinu: Torno e rebrico, comu ti chiami?
Serafina: Serafina..., 'n 'o sapiti, vui?

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Scuru
(All'alzarsi della tela si ode un grande schiamazzo, si ride, si applaude, si vocia. Le donne stanno sedute in fila sulla destra e gli uomini sulla sinistra. Si gioca agli indovinelli).
Don Cuncettu (si alza, tenendo un fazzoletto avvoltolato in mano, aspetta che si faccia silenzio e declama):
Oh 'Gnâ Tudda, chi faciti?
Chi d'arreri mi la mittiti?
Ppi l'amuri di tutti i santi,
Non d'arreri, ma davanti!
(gitta il fazzoletto a 'Gnâ Tudda e, sedendo, aggiunge)
Ppi la santa Nunziata,
'N' è parola marchiata!...
La 'Gnâ Tudda (dopo breve riflessione): 'A lanterna!
Tutti: Beni, bravu, induvinatu!...


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(1) - (2) - Biografia

Nino Martoglio


Da i rapporti di Messer Rana e Messer Rapa
Illustre Competenza Immediativa
ecco che in causa che Lei non s'interessa dei riformi preposti dal Rial Gualdio, l'omonimo è sottoposto ancora ai publeci mutoperii
cioè a dire
al seguente, come dall'inferiore rapporto risulta in ordeni all'accaduto del giardino Bellini, dove ogni persona fu spettatrice oculare,
Fatto:
all'incresso delle pedoni a cavallo, mentre le sottoscritte Rial Gualdie erano di piantonajo uno dell'altro dirimpetto entrambi, si apprisenta un cavallo, il quale per forza voleva passare fuori dell'ordinario
Pronti
ci abbiamo intemato uno sgombro, ma lui no, ostinato!
Allora
prentemo le brigli e stavomo per conturlo dentro l'ordinario quando spara dei gemelli di calci e nella scossa atterra entrampe i Rial Gualdie, indi, alzanto la coda in atto di evacuazioni cci produci il puzzolenti ortraggio nei suoi divise tramortite dalla caduta e fugge repenti
Senza
darci le sue gineralità, mentri che di ogni lato echeggiavono publici sorrisi di taluni abbagnanti di pane che erano fermi in quella località,


E noi
non potendo neanche averi dei vestige di conoscenza di lui, svignandosela inossirvato.
Riflessioni:
se non si applica il nummoro di dietro anchi alle cavalle è finito il publeco marciapiedi, sia albirato che d'altr'onde e il Rial Gualdio sarà sempri malmenato a trademento. Nella quale certezza, ossequiandoci la sua persona nni sottoponemo suoi
Messer Rana e Messer Rapa


(1) - (2) - Biografia

Roberto Rossellini


Il realismo, per me, non è che la forma artistica della verità. Quando la verità è ricostituita, si raggiunge l’espressione. Oggetto vivo del film realistico è il “mondo”, non la storia, non il racconto.
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Io ritengo Napoli una città estremamente civile; ebbene, nel vocabolario dei napoletani non esiste la parola lavoro, dicono la «fatica». Anche io sono così, non amo la fatica. (da Il mio metodo: scritti e interviste, Marsilio, 1997)
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Non sono un pessimista; accorgersi del male dove esiste, a mio parere, è una forma di ottimismo.
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Questa Italia infame, capace di fare carne di porco di un personaggio, di un essere umano solo perché è personaggio. Ti inventano addosso ogni vergogna che si portano dentro loro, nell'anima. (citato in Alberto Bevilacqua, L'Eros)



(Sul neorealismo) … una maggiore curiosità per gli individui. Un bisogno, che è proprio dell’uomo moderno, di dire le cose come sono, di rendersi conto della realtà direi in modo spietatamente concreto. Una sincera necessità, anche, di vedere con umiltà gli uomini quali sono, senza ricorrere allo stratagemma di inventare lo straordinario. Un desiderio, infine, di chiarire se stessi e di non ignorare la realtà, qualunque essa sia.
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Vorrei che il cinema servisse come mezzo di conoscenza, che avesse un valore culturale, che fosse un’apertura della coscienza.
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In qualsiasi cultura e in qualsiasi civiltà l’arte ha sempre avuto un ruolo importante: quello di dare il significato del periodo storico che si viveva, un significato accessibile a tutti. L’arte di oggi ha perso questo ruolo, mi sembra.
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Mi rifiuto di sapere come finirà il mio film il giorno in cui comincio le riprese! Sono incapace di lavorare dentro un busto. Una sceneggiatura rigorosa, che si segue passo passo, un teatro di posa con tutte le sue attrezzature sono per me quanto c’è di più odioso. Parto da un’idea, senza sapere dove mi porterà.
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Luciano De Crescenzo



Dovendo fare un viaggio con qualcuno, preferirei mille volte la compagnia di un ateo che non quella di un religioso. Perfino il nostro Papa potrebbe crearmi dei problemi, se non altro per la conversazione. Sì, lo so: mi dicono che sia tanto una brava persona. Non può negare, però, di essere religioso.
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A quanti vogliono sapere se io sono del centrodestra o centrosinistra, rispondo: sono del centro storico.
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E quando dico "lavoro" non penso ad una fatica, ad un supplizio che uno deve sopportare dalla mattina alla sera per rendersi indipendente dal punto di vista economico, ma ad una opportunità che Dio ci ha offerto per dare più senso alla nostra esistenza. Ricordatevi quello che vi dico: una cosa è "fare" il tabaccaio, e una cosa è "essere" tabaccaio.
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Filosofia è misurare la vita col metro della morte.
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Nella vita per ogni sorriso che ti risparmi c'è almeno un sorriso che ti perdi.
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Chissà se nei no global è più forte la pietà per i poveri o l'invidia per i ricchi. Un dubbio viene vedendo le merci che scelgono durante gli "espropri" nei supermarket: champagne e televisori al plasma.
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In genere passiamo la gioventù a rovinarci la salute e la vecchiaia a curarla.
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Siamo angeli con una sola ala: possiamo volare soltanto abbracciati.
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La mia prima esperienza sessuale è stata bellissima e sarebbe stata ancora più bella se fossimo stati in due.
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Una volta sui treni c'era la terza classe. Aveva i sedili di legno, duri e scomodi, ma erano anche gli unici vagoni dove era possibile iniziare una conversazione con uno sconosciuto.
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Per mancanza di tempo non mi sono mai drogato.


Una volta fui invitato a Stoccolma a una festa e sull'invito lessi che l'inizio era fissato alle 19:28. Chiesi alla mia amica svedese il perché di quello strano orario e lei mi disse che i von Straten avevano l'abitudine di distanziare di due minuti ogni invito da un altro per poter essere più gentili con l'ospite appena arrivato. Ci remammo con cinque minuti di anticipo e avendo trovato occupato l'ascensore salimmo di corsa le scale.
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Il punto interrogativo è il simbolo del bene. Il punto esclamativo è il simbolo del male.
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Se la moda fosse una cosa seria non cambierebbe tutti gli anni.
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A chi gli chiedeva un consiglio se sposarsi o meno, Socrate rispondeva sempre: "Fa come vuoi, tanto in entrambi i casi ti pentirai".
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Secondo il filosofo cinese Ciuang-tse-ti, non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che è utile.
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Ho letto in un classico greco che Milziade parlò a diecimila ateniesi e mi sono sempre chiesto come abbia fatto senza microfono.
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Se ai tempi di Gesù fosse esistita la sedia elettrica, oggi in cima alle chiese, invece della croce, ci sarebbe una sedia di metallo e le donne andrebbero in giro con una sediolina attaccata al collo.
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Come si fa a credere che Dio esiste? E come si fa a credere che non esiste? Sia il credente che il non credente sono due presuntuosi. Non a caso presumono.
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Parlando di Kamasutra, la cosiddetta "pecorina" (l'uomo alle spalle della donna) è da considerasi la posizione ideale: è l'unica, infatti, che consente a entrambi i partner di vedere la televisione.
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In ogni storia d'amore c'è sempre uno che si annoia e uno che soffre. Il fatto è che ci s'innamora contemporaneamente e ci si disinnamora in tempi diversi. Quello a cui l'amore finisce prima si annoia. Quello a cui finisce dopo soffre.
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Il Passato è la Memoria, il futuro è la Speranza e il Presenta è l'Intuizione.
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A cosa servono, alla fin fine, i soldi? A essere ricoverati in clinica invece che in ospedale e a comprare tutta la morfina che ci serve.
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A Napoli, da quando hanno saputo che sono ricco, non mi fanno più pagare nei ristoranti.
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(1) - (2)

Luciano De Crescenzo



Alcuni temono che la felicità sia un bene molto lontano, quasi irraggiungibile, motivo per cui corrono a più non posso nella speranza di avvicinarla, senza mai rendersi conto che più corrono e più se ne allontanano.
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Oggi il settanta per cento dell'umanità muore di fame... e il restante trenta per cento fa la dieta.
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La stupidità è il motore del mondo. I politici, gli uomini di marketing, i religiosi, i personaggi dello spettacolo, campano tutti, chi più chi meno, sulla stupidità umana.
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La parola esagerazione non esiste nel vocabolario dell'amore.
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Nel Fedro di Platone, Socrate diceva che la scrittura era una minaccia per la cultura perché a un libro non si possono fare domande. A Socrate mancava Internet.
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Non conviene fare sesso. Dura poco, si fa una gran fatica e la posizione è ridicola.
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Accomunanza: Vivere insieme non avendo nulla in comune come i napoletani e i milanesi, due popoli diversi uniti dalla stessa televisione.
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La vita potrebbe essere divisa in tre fasi: Rivoluzione, Riflessione e Televisione.Si comincia con il voler cambiare il mondo e si finisce col cambiare i canali.
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Molti studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla.
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Il mondo è una mazza, come quelle che si usano per suonare i 'gong'. La mazza è sempre la stessa, ma il suono che ne esce è diverso perché sono diversi i piatti che rimbombano. E noi siamo i piatti.
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I vecchi che posseggono il senso dell'umorismo hanno diritto al trenta percento di sconto sull'età.



Gli uomini sono angeli con un'ala sola. Possono volare solo abbracciati.
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Lo studio non è lavoro ma la forma più gloriosa di gioco.
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L'ideologia predominante dei giovani è quella dello stare insieme agli altri giovani, o, che è lo stesso, dello stare lontano dai vecchi.
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La lunghezza effettiva della vita è data dal numero di giorni diversi che un individuo riesce a vivere. Quelli uguali non contano.
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E chi lo sa. Chi lo sa come è Napoli veramente. Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c'era bisogno di un poco di Napoli.
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(1) - (2)


Gigi Proietti


Ringraziamo Iddio, noi attori, che abbiamo il privilegio di poter continuare i nostri giochi d'infanzia fino alla morte, che nel teatro si replica tutte le sere. (citato in Dizionario degli attori: Gli attori del nostro tempo, a cura di Gabriele Rifilato, Rai-Eri, 2005, Roma. ISBN 8839712895)
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Viva il teatro, dove tutto è finto e niente c'è de farso e questo è vero.
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Durante una farsa si ride con le lacrime agli occhi. Finita la farsa, le risate finiscono e rimangono solo le lacrime agli occhi.
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La televisione è un apparecchio che ha trasformato la cerchia familiare in semicerchio.
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Vivi lascia vivere ma soprattutto... nun te fa pijà per culo.


Non sono stati i mass media a far resuscitare il mito Battisti. Ma il suo mito a far risuscitare i mass media. (citato in Andrea Laffranchi e Carlo Vulpio, Concerti e inediti tv per ricordare Battisti, Corriere della sera, 8 settembre 2000)
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[Sulle accuse di ripetitività, rivoltegli da alcuni critici] A volte lo spettatore meno avvertito è proprio il critico. Nel '76 con "A me gli occhi, please" ho inventato un nuovo modo di stare in scena, quello con la cassa piena di oggetti. Da allora ho fatto numerosi spettacoli, ma quello è rimasto il mio modo di stare in scena. Il repertorio è cambiato. [...] Ma bisogna ricordarsi che il teatro non è la tv. In tv ogni settimana devi dire cose diverse perché il pubblico è lo stesso. In teatro ogni sera il pubblico cambia ed è il testo a rimanere lo stesso. Sennò pure Petrolini avrebbe dovuto smettere di fare Gastone. (dall'intervista a TV Sorrisi e Canzoni, 30 ottobre 2003)
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Mi diverto e mi pagano pure. È una pacchia.
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La televisione non è fatta dai critici. È fatta dalle persone che stanno davanti al televisore.
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Ah Mafa', c'ho certi cazzi che manco te che sei esperta li hai visti mai...
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Giorgio Strelher



… io so e non so perché lo faccio il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, civile e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, me insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. Poco so, ma quel poco lo dico…



Da una intervista alla rivista Specchio (allegato della Stampa del 3 maggio 1997). I dieci spettacoli che ho amato di più...
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Arlecchino servitore di due padroni (di Carlo Goldoni)
Non è lo spettacolo che ho amato di più: lo è diventato nel tempo. Mi ha seguito dal 1947. Poi io ho seguito lui nel mondo. Nuova edizione dopo nuova edizione, sempre uguali e diversi fino all'edizione "dell'Addio" e a quella "del Buongiorno" con gli allievi della mia scuola. Indimenticabile.

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Vita di Galileo (di Bertolt Brecht)
Il profilo concreto di un teatro della ragione, dell'umano, della dialettica e della poesia. Per me un cammino di conoscenza fondamentale.
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I giganti della montagna (di Luigi Pirandello)
Non uno spettacolo di Pirandello. Uno psicodramma che mi perseguita dal 1947. Il dramma dell'arte, dunque del teatro, che deve farsi e facendosi decade. La tragedia del teatro "fatto", in cui il pubblico uccide i suoi protagonisti sempre, in ogni luogo e in ogni tempo.
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Il gioco dei potenti (di William Shakespeare)
Tre parti dell'Enrico VI di Shakespeare. Uno spettacolo incompleto, debordante. Quanto pochi se ne sono accorti ma quanto ho imparato e dato di me! A Salisburgo, in lingua tedesca, l'opera s'è completata. Ho trovato un poco di pace.
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Il giardino dei ciliegi (di Anton Cechov)
Il secolo che muore non ci ha dato nulla di più definito e alto. Averne rappresentato anche un brandello di umanità e verità mi appare ancora come una gioia indicibile.
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Re Lear (di William Shakespeare)
Uno sprofondarsi nell'abisso dell'umano. Non ho conosciuto nulla di così complesso, così disperato e trionfale. E la grandezza dell'arte dell'attore in TinoCarraro
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La trilogia della villeggiatura (di Carlo Goldoni)
La conquista critica e poetica di Goldoni. Qualcuno scrisse: ma allora Goldoni è anche questo? Il mio spettacolo d'amore più totale. Gioia e lacrime.
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La tempesta (di William Shakespeare)
Considero La Tempesta la più grande opera teatrale mai scritta. La più trionfale disfatta di interprete di fronte alla teatralità compiuta. La tempesta non è un testo che semplicemente si può rappresentare: si deve farlo.
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El Nôst Milan (di Carlo Bertolazzi)
La prima ricerca sul teatro nazional-popolare. Uno spettacolo che riportava sulla scena il dialetto. Un tentativo di ridare voce alla cultura e al sentimento di una città. Per poco così è stato. Poi ci si è voluti dimenticare di questa avventura e del teatro dialettale, pur capace di capolavori.
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Faust frammenti (parte I e II) (di Johann Wolfgang Goethe)
La cosa estrema, impossibile. Il più coraggioso tentativo di toccare l'assoluto teatrale, regia e recitazione. Per me i 7.000 versi proposti a un pubblico contemporaneo, con una percentuale di giovani straordinaria, da soli onorano la mia carriera, danno un senso al mio lavoro di più di 50 anni.
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Dario Fo


La satira è un'espressione che è nata in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioè è un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente.
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Il caso di Luttazzi, uno che la satira la fa senza sconti, è illuminante: cacciato su due piedi. Colpirne uno per educarne cento.
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Mio padre, prima dell'arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso.
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Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa.
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Non dobbiamo permettere ai politici di agire senza controllo, e visto che non ci danno gli spazi per esercitare questo controllo, dobbiamo prenderceli.


Se siete in crisi, vi sbattete in ginocchio e pregate il Signore, i santi e la Madonna che vi vengano a tirar fuori. Noi atei, al contrario, non ci possiamo attaccare a nessun Santissimo. Per le nostre colpe dobbiamo rivolgerci solo alla nostra coscienza.
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Come diceva Orson Welles, per avere materiale sempre nuovo basta affidarsi alla cronaca.
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La vita è una meravigliosa occasione fugace da acciuffare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà.
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Io repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel '43 avevo 17 anni. Fin a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera.
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Il nostro teatro, a differenza di quello di Pirandello o di Cecov, non è un teatro borghese, un teatro di personaggi che si raccontano le proprie storie, i propri umori, che poi sono le chiavi di conflitto meccaniche. Ci siamo sempre preoccupati di riprendere, invece, un'altra chiave, la chiave della situazione.
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(1) - (2)


Dario Fo


Sarò un sentimentale, certo ci vuole il pelo sullo stomaco per fare i politici. Bisogna essere grossieri, bisogna andare a piedi giunti. Però attento un po' a fare il prete col prete. Un vecchio proverbio delle mie parti dice: "chi fa il prete col prete diventa monaca, cioè lo prende in quel posto".
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La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia.
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Il "Mistero Buffo" racconta proprio come il popolo è stato derubato, defraudato da secoli della propria cultura, non solo il padrone se l'è fatta propria e l'ha camuffata e la impone di nuovo scorrettamente al popolo.
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La dimensione delle verità; ce n'è una, quella del padrone che noi cerchiamo di confutare se non altro di dire da dove nasce.



La risata, il divertimento liberatorio sta proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune, anzi è più vero o, almeno, più credibile.
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Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti.
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La satira è un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioè quando si sente dire, per esempio, "è meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni", allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: "Prima regola: nella satira non ci sono regole". E questo penso sia fondamentale.
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In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa.

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(1) - (2)


Eduardo De Filippo Biografia



Grande commediografo e attore Eduardo De Filippo nacque il 24 maggio 1900 a Napoli, da Luisa De Filippo e da Eduardo Scarpetta. Al pari dei fratelli cominciò ben presto a calcare le tavole del palcoscenico: il suo debutto avvenne alla verde età di quattro anni al teatro Valle di Roma, nel coro della rappresentazione di una operetta scritta dal padre.

Dopo quella prima breve esperienza prese parte ad altre rappresentazioni sia come comparsa, sia rivestendo altre piccole parti. A soli undici anni, per il suo carattere un po' turbolento e per la scarsa propensione agli studi, venne messo nel collegio Chierchia di Napoli. Ma ciò non servì a farlo riappacificare con le istituzioni scolastiche, per cui solo due anni dopo, quando era al ginnasio, interruppe gli studi. Continuò la sua istruzione sotto la guida del padre Eduardo che lo costringeva per due ore al giorno a leggere e ricopiare testi teatrali non disdegnando, quando capitava l'occasione, di prendere parte a lavori teatrali nei quali dimostrava una innata bravura, in modo particolare per il repertorio farsesco.

All'età di quattordici anni entrò nella compagnia di Vincenzo Scarpetta, nella quale recitò ininterrottamente per circa otto anni. In questa compagnia teatrale Eduardo fece di tutto, a cominciare dal servo di scena, all'attrezzista, al suggeritore, al trovarobe, fino a quando nel 1920 non s'impose per le sue doti recitative nei ruoli di comico primario e per la sua spiccata propensione all'inventiva. E' datato 1920 il suo primo atto unico pubblicato: "Farmacia di turno".

Il suo impegno artistico era tale e tanto che anche durante il servizio militare Eduardo, nelle ore libere, si recava in teatro a recitare.
Finito il servizio militare nel 1922 Eduardo De Filippo lasciò la compagnia di Vincenzo Scarpetta passando a quella di Francesco Corbinci, con il quale esordì al teatro Partenope di via Foria a Napoli con Surriento gentile di Enzo Lucio Murolo; fu in questo lavoro che Eduardo si cimentò per la prima volta in una regia impegnata.
Nel 1922 scrisse e diresse un altro suo lavoro teatrale, "Uomo e galantuomo".

Lasciata la compagnia di Francesco Corbinci ritornò nella compagnia di Vincenzo Scarpetta nella quale rimase fino al 1930.
In questo periodo conobbe e sposò Doroty Pennington una americana in vacanza in Italia e recitò anche in altre compagnie come quella di Michele Galdieri e di Cariniù Falconi; nel 1929 con lo pseudonimo di Tricot scrisse l'atto unico "Sik Sik l'artefice magico".

Nel 1931 con la sorella Titina ed il fratello Peppino formò la compagnia del Teatro Umoristico, debuttando al teatro Kursaal il 25 dicembre con il capolavoro "Natale in casa Cupiello" che all'epoca era solo un atto unico.
Rimase a capo di questa compagnia fino al 1944 riscuotendo ovunque successi e consensi, diventando inoltre una vera e propria icona di Napoli.

Eduardo De Filippo muore il 31 ottobre 1984 nella clinica romana Villa Stuart dove era stato ricoverato pochi giorni prima. La sua eredità artistica è stata portata avanti degnamente dal figlio Luca.