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Carlo Mazzone



Dicono che gli errori degli arbitri cor tempo se compensano. Allora dico: fate presto perché io sto quasi per andà in pensione e sto sempre in rosso.
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Dicevano: Mazzone è il Trapattoni dei poveri. Rispondevo: amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi.
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Battere la Roma? È mio dovere provarci. Ma è come uccidere la propria madre.
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Mi piace il tridente, ma guai a farlo diventare stridente.



Mi riconfermano se vinco in Uefa? Ma io voglio anche lo scudetto. E mettiamoci pure una coscia di pollo, và.
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La tecnica è il pane dei ricchi, la tattica è il pane dei poveri
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"Se famo er terzo vengo sotto a curva." Fatto il terzo "Mortac.ci vostra... Fiji de na mig.nottaaaa" Carlo Mazzone in Brescia Atalanta.
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Difensore scivoloso difensore pericoloso (in seguito ad un calcio di rigore decisivo per la sconfitta della sua squadra, Cagliari, contro il Milan a S. Siro, 1993).
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Enzo Bearzot



Il giorno che decisi che avrei fatto il calciatore, non sapevo dove sarei arrivato. Sapevo che i miei preferivano fare di me un medico, un farmacista o almeno vedermi lavorare in banca. Io avevo capito che il calcio può dare grandissime gioie alla gente.
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Il calcio pare esser diventato una scienza, anche se non sempre esatta. Tuttavia, per me, si tratta prima di tutto e soprattutto di un gioco.
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Allo stadio non vado da molto:la tribuna d'onore è ormai una vetrina di urlatori. Ho sentito insulti ferocissimi. Alla fine di Italia '90 hanno fischiato l'inno argentino e mi sono vergognato. Durante la partita fischiate pure ma l'inno nazionale è sacro.
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A causa dell'ingresso di grandi sponsor sulla scena del calcio, sembra che il denaro abbia spostato i pali delle porte.
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Da ragazzo, quando studiavo a Gorizia dai Salesiani, ero terrorizzato dall'idea del peccato e dall'idea della morte. Oggi non ho più paura di nulla, davvero. Un bel passo avanti.


Se mai c'è stato uno per cui bisognava ritirare la maglia, era Gaetano Scirea, grandissimo calciatore e grandissima persona.
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(Su Giovanni Trapattoni) Trapattoni è uno che cura la squadra nei minimi particolari dal lunedì alla domenica. È uno che ti sta addosso e non ti da respiro, che ti tiene sempre sulla corda. È scrupoloso come pochi, studia gli avversari con acutezza e da buon tattico prepara le contromosse che hanno quasi sempre successo.
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(Su Roberto Bettega) Bettega è l'uomo decisivo di questa nazionale... Bettega non finisce mai di entusiasmarmi, fa prodezze che altri giocatori si sognano.-------------------------------------------
Life is now è una cosa vergognosa. La vita non è soltanto adesso, è anche adesso, ma deve esserci un po' di passato e tanto di futuro, non si è solo ragazzini, si è stati bambini e saremo vecchi. Io non sono meno importante di mio nipote!
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(Su Gaetano Scirea) Un modello da tutti i punti di vista: tecnico, stilistico, comportamentale.
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Zlatan Ibrahimovic



Io non dico mai nel libro: fate quello che ho fatto io. Le regole vanno rispettate. Io dico: ragazzi, se vi considerano sbagliati, troppo diversi, se vi mettono in un ghetto, se raccolgono firme per mettervi fuori squadra, come hanno fatto a me, tenete duro perché potete farcela anche voi e toccare i sogni. Come ho fatto io.
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Il Barcellona gioca un calcio fantastico, il calcio del futuro. Sembra quello che si potrebbe giocare nel 2015.
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Quando sono arrivato in Italia, tutti dicevano che ero un giocatore fantastico, ma che non segnavo tanti gol. Sarei curioso di sapere cosa hanno da dire adesso.
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Messi è da playstation.


Io ogni giorno mi alzo sapendo di essere il migliore e lavoro ogni giorno per esserlo sempre di più.
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Nella mia vita non ci sono state tante "sbronze" soltanto un collasso nella vasca da bagno dopo il primo scudetto con, tutta colpa di Trezeguet, quel serpente, a sfidarmi con i suoi shottini.
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Quando ero bambino, aprivo il frigo di casa e trovavo solo le lattine di birra vuote che lasciava mio padre. Se ne stava là seduto tutto il giorno, a piangere il suo paese devastato dalla guerra.
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dopo il rigore sbagliato a cesena: "Rientrai in spogliatoio incazzato nero. Spaccai un tavolo nello stanzino dell'antidoping. L'addetto mi disse qualcosa e io risposi: "Buono o fai la fine del tavolo.
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Non c'e' niente da dire,la gente parla sempre dei migliori...quindi si parla di me.
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(1) - (2)

Zlatan Ibrahimovic



Vidi Luciano Moggi cominciare a piangere davanti a noi durante lo scandalo di Calciopoli. Il mondo si era rovesciato. Noi stavamo portando a casa il secondo scudetto consecutivo e ci hanno tirato nel fango. Gli arbitri non ci favorivano, eravamo semplicemente i migliori e ci dovevano affondare, ecco la verità. [...] Come sempre, quando qualcuno domina, altri vogliono tirarlo nel fango e non mi stupiva affatto che le accuse venissero fuori quando stavamo per vincere di nuovo il campionato. Stavamo per portare a casa il secondo scudetto consecutivo quando scoppiò lo scandalo, e la situazione era grigia, lo capimmo subito. I media trattavano la faccenda come una guerra mondiale. Ma erano balle, almeno per la gran parte.
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Van Basten è una leggenda, uno dei migliori attaccanti di sempre, non al livello di Ronaldo forse, ma in ogni caso ha segnato trecento gol in carriera e fatto la storia nel Milan. Era un modello per il suo stile di gioco, per i suoi spettacolari tiri al volo e per la sua grinta davanti alla porta.


L'Inter era divisa in gruppetti, argentini di qua, brasiliani di la'. Li odiai fin da subito. Mi rivolsi a Moratti parlando chiaro: "Dobbiamo rompere questi dannati clan. Non possiamo vincere se lo spogliatoio non è unito".
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[Rivolto ai giornalisti nel giorno del 16° scudetto dell'Inter, vinto all'ultima giornata grazie ad una sua doppietta] Voi parlate, io gioco.
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Io sono come Cassius Clay. Quando annunciava di voler battere il suo avversario in quattro riprese, lo faceva.
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Dove vado io si vince.
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Quando sono arrivato in Italia, tutti dicevano che ero un giocatore fantastico, ma che non segnavo tanti gol. Sarei curioso di sapere cosa hanno da dire adesso.
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(1) - (2)

Lionel Messi



Quando feci il provino per il Barcellona mi fecero palleggiare, dribblare e tirare. Mi dissero "Basta così" quasi subito. Per non correre rischi, mi fecero firmare il contratto al volo, su un tovagliolo di carta.
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So che Maradona mi riempie di elogi e mi considera il suo unico erede, ma io non ce la faccio neanche a prendere in mano il telefono per ringraziarlo. Mi vergogno. Sono lusingato da lui e da tutti gli altri per l'accostamento, ma Diego è troppo più di me.
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Qual è la cosa peggiore del lavoro di un calciatore? Sono le interviste.
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Ho cominciato a tirare calci al pallone a quattro anni, per strada, come quasi tutti in Argentina. Imitavo i miei due fratelli più grandi. E li dribblavo.
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I primi tempi in Spagna sono stati duri: lontano dalla mia terra, dai miei genitori, dalla mia gente. Ero un ragazzino che non usciva quasi mai di casa se non per gli allenamenti e per la quotidiana iniezione di ormoni in ospedale. Poi è arrivato mio fratello Rodrigo, venuto a Barcellona per fare il cuoco, e sono andato a stare da lui.
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Tra me e il pallone c'è un rapporto speciale. Ancora oggi, come quando ero bambino, so già come dovrò trattarlo e cosa dovrò farne prima ancora che mi arrivi tra i piedi.



Da una intervista di Marina Speich su Grazia.it (26 maggio 2011)
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È più difficile stare davanti all’obiettivo di un fotografo di moda che giocare a calcio. Forse perché fare il modello non è proprio la mia specialità. Però è stato divertente posare per Dolce&Gabbana
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Quando gioco a calcio, mi lascio portare da quello che sento dentro in quel momento. Non credo sia una magia.
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Di solito non leggo tanto, ma Gabriel García Márquez è un punto di riferimento assoluto.
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Il calcio è la mia passione. Lo amo da sempre. Quando ero piccolo, ogni volta che potevo, c’era una palla tra i miei piedi.
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Alcune esperienze del passato mi permettono di lavorare meglio oggi, nel presente. Il fatto di aver lottato molto per arrivare fino a qui mi aiuta a tenere la testa a posto. La verità è che tento di rimanere me stesso sempre, in ogni situazione.
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Un giorno, dopo aver visitato un ospedale, ho capito il ruolo speciale che possono avere i personaggi pubblici. Mi sono reso conto che per questi bambini malati la presenza di un calciatore famoso può essere davvero un grande aiuto. Quando ti vedono, ti regalano il loro sorriso e provano un’allegria speciale che dà loro la forza di continuare a lottare. È come se, grazie a te, si sentissero in grado di guarire e di realizzare i loro sogni. Io ne so qualcosa: ce l’ho fatta, sono diventato un calciatore dopo aver lottato molto. E devo ancora lottare ogni giorno per rimanere al massimo livello. Vorrei mettere il mio successo a disposizione di chi ne ha più bisogno. Questo è il mio progetto. Perché ogni volta che aiuto un bambino malato a sentire che c’è speranza, mi emoziono. Per questo abbiamo deciso di creare una fondazione. Con lo stesso impegno, con la stessa forza, che metto nella mia professione di calciatore, continuerò a lottare per rendere più felici i bambini. È quello che ho scelto. Io ho scelto di credere.
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Sono progetti importanti. Li ho scelti con la mia famiglia e ruotano intorno alla salute e all’educazione dei bambini. Stiamo organizzando, per esempio, una scuola di calcio a Rosario, nella mia città natale in Argentina. Abbiamo anche costruito un parco giochi nell’ospedale Vall de Hebrón a Barcellona. Lavoriamo nella lotta contro una malattia tropicale, il mal de chagas, e abbiamo stanziato delle borse di studio a favore dei medici argentini in modo che possano venire negli ospedali più all’avanguardia a Barcellona nella cura dei tumori infantili.
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Alessandro Del Piero


Caro David, è arrivato il momento di dirsi ciao. Ho perso il conto delle stagioni che abbiamo giocato insieme e dei gol che abbiamo fatto. [...] Quante formazioni in questi anni finivano così: Del Piero e Trezeguet, Trezeguet e Del Piero. Quante vittorie, quante delusioni (per fortuna, molte meno delle soddisfazioni che ci siamo tolti), quanti abbracci: non c'è altro compagno con cui io abbia giocato di più. Diciassette gol all'anno di media, come il tuo numero di maglia: questo basta per dire che bomber sei. [...] Ritengo sia stato un onore fare coppia in campo con uno dei più grandi attaccanti del mondo, in assoluto. [...] Arrivederci, David. (da Ciao David, www.alessandrodelpiero.com, 28 agosto 2010)
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Credo che uno dei grandi privilegi di chi fa questo mestiere sia dare felicità alla gente, e lui (Maradona) certamente rappresenta meglio di tutti questo concetto. (da Diego 50!, www.alessandrodelpiero.com, 30 ottobre 2010)
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Ci tengo a sottolineare che il legame per la maglia e per i tifosi per me non è quantificabile. Ho firmato il mio primo contratto con la Juventus in bianco, firmerò anche quello che sarà l'ultimo della mia carriera con questa maglia in bianco.
(da Per voi www.alessandrodelpiero.com, 25 febbraio 2011)
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Sono orgoglioso delle pagine importanti che ho scritto nella nostra grande storia. La Juve è sempre stata un meraviglioso dipinto, e un meraviglioso dipinto ha bisogno di una cornice meravigliosa come questa.
(dalla cerimonia di inaugurazione dello Juventus Stadium)
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La terza stella? Sicuramente sul cuore ce l'abbiamo ed anche sul campo poi quello che viene decretato da altri criteri è da rispettare e non dobbiamo andare oltre ma quello che è stato vissuto è questo e vogliamo che rimanga. (citato in Calcio, Del Piero: Terza stella? Sicuramente sul cuore ce l'abbiamo, sport.virgilio.it, 7 maggio 2012)
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Alessandro Del Piero



Un cavaliere non lascia mai una Signora. (La sfida più difficile di Alex Del Piero, Corriere della sera, 1º settembre 2005)
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Sono orgoglioso di avere giocato con Pavel Nedved (anche perché me lo ricordo anche da avversario, e vi assicuro che è molto meglio averlo dalla propria parte...). Sono orgoglioso che domenica scorsa sia stato il mio capitano, di avergli messo al braccio la fascia che indosso da tanti anni... come tutti i grandi campioni, ha chiuso alla grande. Mi legano a lui tanti ricordi, tante vittorie, qualche sconfitta, la scelta di restare alla Juventus anche in serie B per ritornare in alto, insieme. Ma soprattutto mi legano a Pavel tutti quei momenti, anche apparentemente insignificanti, quegli attimi vissuti insieme in questi otto anni, che per me rappresentano la grandezza non solo del calciatore, ma anche dell'uomo, dell'amico. (da L'addio a Pavel, www.alessandrodelpiero.com, 1º giugno 2009)
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Il mio nome è vicino a quello di Scirea, bellissimo. Mi piace ricordarlo, prima di tornare a guardare avanti. (da 552 partite, www.alessandrodelpiero.com, 12 aprile 2008)
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Purtroppo non ho potuto conoscere Scirea come persona, ma solo come tifoso. L'ho visto sollevare la Coppa del Mondo e anche per questo era un mio mito. In questi anni ho cercato spesso di imitarlo e sono onorato che qualcuno mi paragoni a lui. (citato in Torino ha finalmente la sua "Via Gaetano Scirea", www.juventus.com, 14 maggio 2008)
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[Su Usain Bolt] Quando c'è lui, si corre per il secondo posto. Dopo avere stravinto due ori nei 100 e nei 200 ai giochi olimpici di Pechino 2008, si è confermato ai Mondiali 2009 a Berlino conquistando altri due ori, entrambi con il record del mondo in finale. È l'uomo più veloce del mondo. Io impazzisco per le immagini di sport, e vederlo correre (magari messo a fuoco dagli straordinari mezzi che le tv ci mettono a disposizione oggi) è un'esperienza esaltante. (da I 10 sportivi del 2009, www.alessandrodelpiero.com, 30 dicembre 2009)
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Maradona (Diego Armando)



[Su Mario Kempes] Un fenomeno, lo adoro sia come persona che come giocatore.
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[Su Hristo Stoichkov] È diventato un gran giocatore in Spagna, al Barcellona. Prima era soltanto un goleador, poi però è diventato un fenomeno. A parte questo, un bel tipo, una gran persona.
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[Su Antonio Careca] Un fenomeno e un amico. Uno dei migliori compagni che abbia avuto in tutta la mia carriera.
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[Su Marco Van Basten] Una macchina da gol che si è rotta proprio quando stava per diventare il migliore di tutti. Lo è stato ugualmente, ma non è arrivato a essere il numero uno.
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[Su Zico] Un direttore di partite. Gli hanno dato la maglia numero 10 di Pelè e se l'è infilata senza problemi: aveva un'autorità da grande. Un tipo sensazionale e un giocatore fantastico.
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[Su Michel Platini] Gran livello, un fenomeno. In Italia ha vinto tutto, ma mi ha sempre dato l'impressione di non divertirsi giocando a calcio. Era molto freddo, troppo.
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[Su Ruud Gullit] Un toro... Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica.
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[Su Roberto Baggio] Il Bello è un grande, anche se non è mai arrivato a sviluppare del tutto le sue potenzialità.
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[Su Alessandro Del Piero] Questo invece sì, questo è diverso da Zidane, a lui piace giocare, lo sente nell'anima; tra lui e il francese, scelgo lui.
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[Su Gabriel Omar Batistuta] Un animale, un animale che, come dico sempre, grazie a Dio è argentino. Il nostro calcio non lo sa valorizzare e se non avessimo fatto il putiferio che abbiamo fatto tutti noi che lo volevamo, Passarella non l'avrebbe neanche portato ai Mondiali [Mondiali del 2002].
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[Su Lothar Matthäus] Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo.
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[Su Jorge Valdano] Una persona straordinaria con la quale mi piaceva, mi piace e mi piacerà sempre giocare a calcio e parlare. Eternamente.
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[Su Renè Higuita] Un personaggio bellissimo, un loco. L'ho già detto: è stato lui a inventarsi che i portieri tirassero i rigori, punizioni e facessero gol. Che nessuno si azzardi a togliergli il brevetto, chiaro?
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[Su George Best] Era un gran giocatore, più loco di me.
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[Su Ciro Ferrara] Una volta gli ho detto che era il miglior difensore del mondo. Non so se era vero, ma io la sentivo così. Gli voglio talmente bene... Il miglior amico che mi abbia lasciato il Napoli.
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[Su Osvaldo Ardiles] Un'altra di quelle persone che adoro sentir parlare, come Valdano. Si preoccupava più della squadra che di se stesso. Un fenomeno.
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[Su Gianfranco Zola] È stato il mio successore al Napoli. Era molto attento alle cose che facevo io durante gli allenamenti... e qualcosa gli è restato. Una grande persona, anche.
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[Su Gaetano Scirea] Un cavaliere, un grande avversario. La sua morte mi ha dato molto, molto dolore.
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[Su Socrates] Oltre a essere un giocatore di primissimo livello, ha combattuto molto per i diritti dei giocatori, come me. Per protestare indossava sempre la bandana vietata dalla FIFA.
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[Su Franz Beckenbauer] L'ho conosciuto da piccolo. Io ero nella nazionale giovanile che si preparava al mondiale del 1979 e lui, un grande da tempo, giocava nel Cosmos. Mi ha sempre colpito la sua eleganza di gioco.
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[Su Bernd Schuster] Lo fecero passare per pazzo, il tedesco, per buttarlo fuori dal calcio. Era loco, è vero, come me. Mi è stato accanto nelle battaglie contro Nuňez. Un giocatore straordinario, a tutto campo.
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[Su Karl-Heinz Rummenigge] Tedesco, tedesco in tutti i sensi. Per batterlo bisognava ammazzarlo.
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[Su George Weah] Pura roccia, el negro. E anche un buon combattente fuori dal campo: è stato uno dei primi a unirsi al mio sindacato e vive lottando per il suo paese, la Liberia.
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[Su Hidetoshi Nakata] Se tutti i giapponesi cominciassero a giocare come lui, saremmo perduti. Sa cosa vuol dire tirare la palla, dribblare... Meno male che per il momento i giapponesi si occupano d'altro.
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[Su David Beckham] Un altro troppo carino per andare in campo. Anche se è molto preso dalla sua Spice Girl, qualche volta trova il tempo di giocare e lo fa bene, molto bene... Con il Manchester ha vinto tutto, ma deve qualcosa alla nazionale.
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[Su Shaquille O'Neal] L'altro giorno stavo guardando la televisione e sono quasi morto: c'era il negro Shaquille che camminava per il corridoio interno di uno stadio e qualcuno gli aveva tirato un pallone da calcio. Il moro se l'era passato da un piede all'altro con quella specie di stivali che ha al posto delle scarpe, aveva provato a fare un palleggio, poi aveva guardato nella macchina da presa e aveva detto: "Diegoumaradouna!". Morivo, un altro po' morivo! Sono rimasto così davanti al televisore. Mi piaci, Shaquille!
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Maradona (Diego Armando)



Se fossi andato alla Juventus quando dovevo, magari avrei avuto una vita privata più serena.
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Il più bello dei miei trofei? L'ultimo perché è il più recente.
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Io sono favorevole agli omosessuali perché, grazie a loro, aumenta la richiesta di veri maschi.
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Non me la sentivo più di essere un simbolo, di rappresentare qualcosa, di reggere tutto lo stress che procura questa macchina, questo calcio. Confesso la mia incapacità, la mia fragilità, anche se la mia presunzione, il mio orgoglio mi facevano apparire diverso.
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Una volta lo sport era diverso e noi non eravamo solo gli ingranaggi di una macchina di immensi interessi economici, politici, industriali, di immagini.
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Negli ultimi tempi in Italia ero come un bolide di Formula Uno che andava a trecento all'ora e non si fermava mai. Ma questo non importava a nessuno. Quando fui arrestato a Buenos Aires qualcuno che conta mi ha detto "E adesso, che dirà mio figlio?". Non gli fregava niente del Maradona in crisi, dell'uomo prostrato, in difficoltà, distrutto, bisognoso di aiuto, era solo preoccupato dell'idolo infranto, del giocattolo che s'era rotto. E non gli passava nemmeno per la testa che l'esempio per suo figlio dovesse essere lui, non un giocatore di pallone
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Non voglio vedere bandiere rossonere a casa mia. ( El Pibe prima della gara decisiva contro il Milan al San Paolo)
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Non sarò mai un uomo comune.
<center>Maradona (Diego Armando)</center>Certo che Del Piero non invecchia veramente mai! [Maradona, dopo Real Madrid-Juventus (0-2) del 5 novembre 2008, dove Del Piero siglò una storica doppietta]
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Maradona (Diego Armando)





Tutti dicono: questo è stato il migliore del Barcellona, questo è stato il migliore del Real Madrid, questo è stato il migliore del Chelsea, questo è stato il migliore... Io sono orgoglioso di essere stato il migliore a Napoli.
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So di aver fatto del male prima di tutto a me stesso e quindi alla mia famiglia, alle mie figlie. Credo che in futuro imparerò a volermi più bene, a pensare di più alla mia persona.
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Una volta lo sport era diverso e noi non eravamo solo gli ingranaggi di una macchina di immensi interessi economici, politici, industriali, di immagini.
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Ho due sogni: il primo è giocare un Mondiale, il secondo è vincerlo. (Maradona, 18 anni, gioca nell'Argentinos Juniors e nella sua prima intervista annuncia i suoi obiettivi).
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Voglio diventare l'idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires. (Maradona alla presentazione ufficiale allo stadio San Paolo davanti a 70000 spettatori)
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Sì, ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d'oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la Chiesa si preoccupava dei bambini poveri. Allora venditi il tetto amigo, fai qualcosa! ( Diego Maradona dopo aver assistito in Vaticano alla Messa di Giovanni Paolo.)
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Pelè ha perso la verginità con un uomo.
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Cassano Antonio


Se quel Bari-Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente. Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda.
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Giocavo tra le bancarelle, tutti mi volevano in squadra con loro e scommettevano 10, 15 o 20 mila lire sulla squadra dove giocavo io. Io mica ero trimone, mica ero scemo: volevo il grano io, dovevano darmi la percentuale.
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A scuola avevo due in tutte le materie. Un risultato straordinario, ottenuto grazie a un impegno costante. Sono stato bocciato sei volte, tra elementari e medie. 
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Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato. Anche perchè non so fare nulla. A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario. Me ne mancano ancora 8 prima di pareggiare. 
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Quattro fidanzate in 11 anni sono poche. In compenso ho avuto qualche altra avventura. Diciamo tra 600 e 700 donne, una ventina delle quali appartengono al mondo dello spettacolo.
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Spesso ho giocato grandi partite dopo aver fatto sesso. Andatevi a vedere Roma-Juve 4-0. Avevo fatto le sei la domenica mattina, con una delle tante amiche che avevo in quel periodo. A Madrid era ancora più facile, perchè eravamo in albergo, tutti sullo stesso piano, così sopra e sotto potevi invitare chi volevi e raggiungerla nel cuore della notte. Avevo un cameriere amico. Il suo compito era portarmi tre o quattro cornetti dopo aver trombato. Portava i cornetti sulla scala, io accompagnavo quella là  e facevamo lo scambio: lui prendeva la tipa, io mi sfondavo di cornetti. Sesso più cibo, la notte perfetta.
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Non ho mai fatto cilecca, a meno che per cilecca non si attenda appunto essere veloci e un po' egoisti.


Alcuni aforismi tratti dal libro “Le Mattine non servono a niente”, Antonio Cassano con Pierluigi Pardo, ed. Rizzoli.
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Ebbene sì, sono il primo che ha scritto più libri di quanti ne abbia letti.
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La buona volontà è fondamentale. Ho fatto decisamente prima a fare pace con Delneri che a capire che cazzo stesse dicendo.
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Comunque andrà a finire, tiferò sempre per la Nazionale. Sono del luglio 1982. Nella culla avevo il tricolore in mano.
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Quando ero tra le bancarelle di Piazza del Ferrarese, a petto nudo, e dribblavo tutti, avevo un solo pensiero in testa. Non erano i soldi, e nemmeno le macchine. Non certo le donne e neanche il Pallone d'Oro. Quel sogno era vincere con la Maglia Azzurra. E non ho ancora cambiato idea.
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Non essere impulsivo. Fai come me. Prima di esplodere, conta sempre almeno fino a 1…
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Nel calcio nessuno dice la verità. Solo io e pochi altri. Non conviene mai, ma chissenefrega!
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Mia madre si è talmente abituata a essere insultata dai tifosi avversari che, se non lo fanno, quasi ci rimane male. Si sente trascurata…
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Gli altri si allenano per vincere gli scudetti, io gioco per essere felice.
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Essere terrone significa essere perfetto, saper vivere nella ricchezza e nella povertà, parlare con la brava persona e il delinquente: in pratica vivere tante vite, come me.
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Se vuoi fare colpo su una donna, regalale 500 rose.

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Dall'intervista concessa a «Studio Sport» di Italia 1 e pubblicata sul sito di Mediaset - 5 Aprile 2012
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Ho avuto paura di morire e anche passata quella, ho pensato di smettere con il calcio... ma ora sono pronto a tornare...
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Per circa 36 ore non ci ho capito più nulla, facevo fatica a parlare, non ricordavo cosa mi succedeva, ma l’importante, ora, è che sia tutto passato: dal Real Madrid al Barcellona, da Mourinho a Del Neri e anche Iniesta, tutto il mondo mi ha chiamato. Ho capito quanta gente tenga a me, prima come uomo che come calciatore.
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La cosa fondamentale per me era tornare a vivere, ma una grande spinta per rientrare sui campi me l’ha data anche Cesare Prandelli. È stato fondamentale per il mio recupero: l’ha sempre detto a tutti e specialmente a me che mi avrebbe aspettato fino all’ultimo momento.
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Se sono curioso di rivedere come sono i miei piedi? Quelli sono sempre buoni, è la forma fisica che bisogna valutare, se sono ingrassato. Se torno è sto bene allora ok, se mi accorgo che non sto più bene ringrazio tutti e me ne vado a casa: voglio che la gente si ricordi del Cassano buono, non voglio fare compassione.
Giocare contro Messi è dura: puoi essere Cristiano Ronaldo, Rooney, Cassano o Ibrahimovic ma se Messi sta bene allora è molto dura...
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Non so se sia vero quello che si dice, però penso che se qualcuno possa truccare le partite, questa persona è senza morale e dignità: deve stare fuori dal calcio, nemmeno ad allenare i ragazzi. Fuori.
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Alessandro Del Piero

 
La Juve è casa mia. Così come lo è Torino, tutt'e due parti di un processo graduale e inesorabile che mi ha portato a sentirmi figlio di entrambe. Il legame con la Juve però è antecedente a quello con la mia città, e sconfina in quel territorio mitico dell'infanzia, di poster e sogni di gloria che cullavo, da bambino perennemente attaccato al pallone qual ero. (da 10 + il mio mondo in un numero)
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Sono orgoglioso di essere juventino, di essere una "bandiera", come mi definite spesso, ma in realtà io sono solo una piccola parte di una grande bandiera bianconera, che cresce col passare degli anni e se ognuno di voi guarda con attenzione ci trova scritto anche il proprio nome... Perché questa bandiera continui a crescere c'è bisogno di tutti noi: restiamo uniti! (dalla Lettera aperta ai tifosi, in Hurrà Juventus, giugno 2006)
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Gianni Agnelli aveva una grande capacità di giudicare perché era un profondo conoscitore del mondo del calcio e non parlava mai a caso. (citato in Un campione di sport, raisport.rai.it)
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Oggi è il momento di ringraziare il nostro pubblico, i nostri tifosi, la gente della Juve. È il momento di ringraziare i ragazzi, i giovani, tutti quelli che non hanno mai smesso di credere nello sport e di credere in noi. Grazie a chi ha corso e non si è mai fermato, anche nei momenti più incerti e di fronte alle sfide più difficili. Ce l'abbiamo fatta. Tutti insieme. E allora grazie, per averci creduto e per non averci lasciati soli. Grazie per aver ricordato, in ogni momento, Alessio e Riccardo, che sentiamo con noi anche oggi. Oggi si chiude questa stagione e siamo pronti per ricominciare. Perché noi siamo, e saremo sempre, la Juve. Grazie a tutti. (tratto dal discorso che celebrava la promozione in Serie A della squadra bianconera. Stadio Olimpico di Torino, 10 giugno 2007)
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Ora siamo in B e non possiamo fare altro che confrontarci con questa realtà, una realtà difficile. (da La Gazzetta dello Sport, 11 settembre 2006)
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Non mi sveglierò mai da questo sogno, perché è vero, è tutto vero: sono diventato campione del mondo, gioco in serie B con la mia squadra, con il mio 10 sulla schiena. (da Dieci +)
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Con la Juve ho vinto tutto, assaporando la sensazione di tornare a Torino con la coppa più ambita in mano, e ho perso tutto, magari all'ultimo minuto, all'ultimo rigore, con in bocca l'amaro di aver lavorato, lottato, sudato per un anno intero per niente. Momenti di gioia incredibile, in cui ti senti sul tetto del mondo, ma anche momenti di scoraggiamento, di delusioni bruciate, di incredulità.
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(1) - (2) - (3) 

Alessandro Altobelli

 
Per la mia carriera devo ringraziare i miei genitori specialmente mio padre
e mia madre (spillo Altobelli)

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...si andiamo a giocare giù in Svezia...
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Ho caduto male e mi sono ingrinato una costola.
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Domanda di un giornalista spagnolo nel ritiro dell'Italia a Spagna '82: Tu es acasado? (sei sposato?) . Risposta: Certo, che sono gasato, il mondiale ti carica tantissimo. 


Ancora 5 anni e sarei diventato geometra.
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Questa Inter è come un carro armato a vele spiegate.
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Io per giocatori come Kutnetzov e Mikhailichenko farei calze false.
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Le esperienze bisogna vissurle.
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E' veramente un onore fare qualcosa per questi bambini baciati in fronte dalla sfortuna...
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Certo che è stata una grande emozione entrare nel mitico Barnabau...
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Ho gollato.
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