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Nino Martoglio


'a vilanza

(La tavola è ancora apparecchiata e i quattro personaggi sono alla fine del desinare – Ninfa versa da bere a Saru, che è acceso in volto e imbambolato, non tanto per il vino bevuto quanto per lo stordimento della passione aizzosa e sfacciata di Ninfa, che lo tiene come sotto un fascino – Anna è sulle spine, più per la paura di Oraziu e per la vergogna dello spettacolo di audacia della donna, che per gelosia del marito. – Oraziu – che in realtà nota tutto – finge di non accorgersi di nulla e con un sorriso sardonico pare che inciti i due a compromettersi di più agli occhi di Anna, verso la quale si mostra rispettoso).

Ninfa: Biviti 'n'autru tanticchia!... Vaia, cumpari!...
Anna (sulle spine): No, ppi carità, n' 'o faciti biviri chiù!... N' 'o viditi ca ci leva?...
Saru: Sì, veru è, grazii, cummari, basta... assai haiu vivutu...
Oraziu: Chi assai!... Comu, ci faciti 'st'offisa, 'a cummari?...


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Centona

Centona, si lu munnu allittricutu,
scienti e varvasapiu arruccatu,
doppu tant'anni ch'ha' jutu e vinutu,
ancora, chi ci si' nun s'ha' addunatu,
signu c'ha' jutu sempri senza 'ndrizzu,
ca 'n'ha' saputu fari pruulazzu,
ca si' comu un cagnolu appagnatizzu
chi 'un'avi rastu e nun cunchiudi un lazzu!...


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San Giuvanni decullatu

Mastru Austinu (su una scala a pioli, accanto all'icòna e all'altezza di essa, dopo avere aggiustato i fiori, prende dalla nicchia, un bicchiere per metà colmo d'acqua, dove galleggia un lucignolo, e l'osserva da tutti i lati mormorando): Vigliacchi! (poscia chiama) Lona!...
Serafina (affacciandosi dalla porta di fondo): Chi vuliti, patri? (gitta uno sguardo sul balconcino, dal quale si affaccia, come per incanto, Don Ciccinu, e si scambiano un sorriso).
Mastru Austinu (che non si accorge di Don Ciccinu): Comu ti chiami, tu?
Serafina: Pirchí?
Mastru Austinu: Torno e rebrico, comu ti chiami?
Serafina: Serafina..., 'n 'o sapiti, vui?

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Scuru
(All'alzarsi della tela si ode un grande schiamazzo, si ride, si applaude, si vocia. Le donne stanno sedute in fila sulla destra e gli uomini sulla sinistra. Si gioca agli indovinelli).
Don Cuncettu (si alza, tenendo un fazzoletto avvoltolato in mano, aspetta che si faccia silenzio e declama):
Oh 'Gnâ Tudda, chi faciti?
Chi d'arreri mi la mittiti?
Ppi l'amuri di tutti i santi,
Non d'arreri, ma davanti!
(gitta il fazzoletto a 'Gnâ Tudda e, sedendo, aggiunge)
Ppi la santa Nunziata,
'N' è parola marchiata!...
La 'Gnâ Tudda (dopo breve riflessione): 'A lanterna!
Tutti: Beni, bravu, induvinatu!...


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(1) - (2) - Biografia

Nino Martoglio


Da i rapporti di Messer Rana e Messer Rapa
Illustre Competenza Immediativa
ecco che in causa che Lei non s'interessa dei riformi preposti dal Rial Gualdio, l'omonimo è sottoposto ancora ai publeci mutoperii
cioè a dire
al seguente, come dall'inferiore rapporto risulta in ordeni all'accaduto del giardino Bellini, dove ogni persona fu spettatrice oculare,
Fatto:
all'incresso delle pedoni a cavallo, mentre le sottoscritte Rial Gualdie erano di piantonajo uno dell'altro dirimpetto entrambi, si apprisenta un cavallo, il quale per forza voleva passare fuori dell'ordinario
Pronti
ci abbiamo intemato uno sgombro, ma lui no, ostinato!
Allora
prentemo le brigli e stavomo per conturlo dentro l'ordinario quando spara dei gemelli di calci e nella scossa atterra entrampe i Rial Gualdie, indi, alzanto la coda in atto di evacuazioni cci produci il puzzolenti ortraggio nei suoi divise tramortite dalla caduta e fugge repenti
Senza
darci le sue gineralità, mentri che di ogni lato echeggiavono publici sorrisi di taluni abbagnanti di pane che erano fermi in quella località,


E noi
non potendo neanche averi dei vestige di conoscenza di lui, svignandosela inossirvato.
Riflessioni:
se non si applica il nummoro di dietro anchi alle cavalle è finito il publeco marciapiedi, sia albirato che d'altr'onde e il Rial Gualdio sarà sempri malmenato a trademento. Nella quale certezza, ossequiandoci la sua persona nni sottoponemo suoi
Messer Rana e Messer Rapa


(1) - (2) - Biografia

Leonardo Sciascia


Ministri, deputati, professori, artisti, finanzieri, industriali: quella che si suole chiamare la classe dirigente. E che cosa dirigeva in concreto, effettivamente?
Una ragnatela nel vuoto, la propria labile ragnatela.
Anche se di fili d'oro.

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Perché il sistema consente di arrivare al potere col disprezzo; ma è l'iniquità, l'esercizio dell'iniquità, che lo legittima.
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Il compromesso storico non è stato altri che perpetrare la corruzione democristiana con il rigore comunista.
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Occorre liberare questo stato da coloro che lo detengono.
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"Il popolo" sogghignò il vecchio "il popolo... Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l'appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna..."


Statua di Leonardo Sciascia - Racalmuto

"Io" proseguì don Mariano "ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, chè mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancora più in giù, agli ominicchi: che sono coe i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora di più: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha pià senso e più espressione di quella delle anatre."
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Ad un certo punto della vita non è la speranza l'ultima a morire, ma il morire è l'ultima speranza.
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La nostra giornata è fatta, come tutta la vita, di misteriose rispondenze, di sottili collegamenti.
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Un orologio che va male non segna mai l'ora esatta, un orologio fermo la segna due volte al giorno.
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Gli elementi che portano a risolvere i delitti che si presentano con carattere di mistero o di gratuità sono la confidenza diciamo professionale, la delazione anonima, il caso. E un po', soltanto un po', l'acutezza degli inquirenti.
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"Tutto quello che vogliamo combattere fuori di noi è dentro di noi; e dentro di noi bisogna prima cercarlo e combatterlo."
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(1) - (2) - Biografia

Leonardo Sciascia


Ad un certo punto della mia vita ho fatto dei calcoli precisi: che se io esco di casa per trovare la compagnia di una persona intelligente, di una persona onesta, mi trovo ad affrontare, in media, il rischio di incontrare dodici ladri e sette imbecilli che stanno lì, pronti a comunicarmi le loro opinioni sull'umanità, sul governo, sull'amministrazione municipale, su Moravia.
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Cattolici per modo di dire, mai conosciuto in vita mia, qui, un cattolico vero: e sto per compiere novantadue anni... c'è gente che in vita sua ha mangiato magari una mezza salma di grano maiorchino fatto ad ostie: ed è sempre pronta a mettere la mano nella tasca degli altri, a tirare un calcio alla faccia di un moribondo e un colpo a lupara alle reni di uno in buona salute.
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Tutti i nodi vengono al pettine, quando c'è il pettine.
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La sicurezza del potere si fonda sull'insicurezza dei cittadini.




Proverbio, regola: il morto è morto diamo aiuto al vivo. Se lei dice questo proverbio a uno del Nord, gli fa immaginare la scena di un incidente in cui c'è un morto e c'è un ferito: ed è ragionevole lasciare lì il morto e preoccuparsi di salvare il ferito. Un siciliano invece vede il morto ammazzato e l'assassino: e il vivo da aiutare è appunto l'assassino[...] Io non sono siciliano fino a questo punto: non ho mai avuto inclinazione per aiutare i vivi, cioè gli assassini, e ho sempre pensato che le carceri siano un più concreto purgatorio.
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I pensieri che attingono alle idee sono come i tumori: ti crescono dentro e ti strozzano, ti accecano.
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Un'idea morta produce più fanatismo di un'idea viva; anzi, soltanto quella morta ne produce. Poiché gli stupidi, come i corvi, sentono solo le cose morte.
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Si è così profondi, ormai, che non si vede più niente. Soltanto l'intelligenza che sa essere leggera, può sperare di risalire.
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La paura gli stava dentro come un cane arrabbiato: guaiva, ansava, sbavava, improvvisamente urlava nel suo sonno; e mordeva, dentro mordeva, nel fegato nel cuore. Di quei morsi al fegato che continuamente bruciavano e dell'improvviso doloroso guizzo del cuore, come di un coniglio vivo in bocca al cane.
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(1) - (2) - Biografia

Charles Bukowski



Avrei potuto gridare per strada qualsiasi cosa senza che nessuno mi sentisse, senza che nessuno alzasse un dito. non si può dire che avrebbero dovuto. non chiedevo amore. ma c'era qualcosa di molto strano. i libri non ne avevano mai parlato. i genitori non ne avevano mai parlato. i ragni sì. vaffanculo.
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Nuove avversità arrivano come un treno in orario.
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La verità profonda, per fare qualunque cosa, per scrivere, per dipingere, sta nella semplicità. La vita è profonda nella sua semplicità.
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Quando sei felice bevi per festeggiare. Quando sei triste bevi per dimenticare. Quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa.
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Resistere significa semplicemente tirare fuori i coglioni, e meno sono le chance più dolce è la vittoria.
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Essere molto malati ed essere morti sono condizioni molto simili agli occhi della società.
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Ai miei 3 gatti sono state tagliate le palle. Adesso se ne stanno accucciati e mi guardano con gli occhi svuotati di tutto tranne che la voglia di uccidere.
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Il mondo è meno di una lisca di pesce.


Io vedo dove Brigitte Bardot s'è tagliata i polsi e ha preso delle pillole, ma come noialtri si arrangerà a continuare nonostante tutto.
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Dicono che l'acqua abbia sorretto Cristo: per uscirne indenni spero che siate quasi altrettanto fortunati.
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Mentre il mio spirito se ne va in macchina lungo il mare su strade sterrate rognose più tossiche di un sigaro scadente e mentre continuo ad andare solo e spensierato le case dei ricchi su in alto sembrano folli, annebbiate e atterrite sulle cime delle piatte montagne.
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Quello che più mi piace, mi sa, è che nel tempo tutto si risolve, si aggiusta, si cicatrizza, indipendentemente da quel che penso o faccio.
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È questa la nostra nuova civiltà: come gli uomini una volta vivevano sugli alberi e nelle caverne adesso vivono in automobile e sull'autostrada.
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Io sono il lungo ritorno a casa in macchina al buio, sotto la pioggia, io sono decenni e decenni di corse fatte e vinte e perse e corse di nuovo e io sono me stesso seduto con in mano un programma e le liste di partenza.
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Datemi la carica come a un giocattolo, fatemi cadere oltre il bordo del tavolino da caffè dove il cielo si butta in mare - verso l'ultima fine indicibile.
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Mi sono trovato a camminare in un mare di fango sotto una pioggia fine e ho pensato, caspita, devi essere matto come dicono altrimenti perché continueresti a camminare in questo fango?
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(1) - (2) - (3) - Biografia

Charles Bukowski



Sembrava più bella che mai. una bionda tiziano che scoppiava di vita; il naso un po' troppo brutto, un po' troppo grosso, ma una volta che ci avevi fatto l'abitudine, finivi per amare anche quello. sentiva il cuore che ticchettava come una bomba ad orologeria in uno sgabuzzino vuoto. era come se qualcuno gli avesse scodellato via le budella e che solo il cuore si trovasse al solito posto, a gemer vuoto.
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Le feci tener su le calze e le scarpe coi tacchi alti. sono un freak. il corpo al naturale non lo reggo, ho bisogno di farmi ingannare. gli psichiatri hanno un termine specifico per questo, e io ho un termine specifico per gli psichiatri.
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Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.
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Non essere giù perché la tua donna ti ha lasciato: ne troverai un'altra e ti lascerà anche quella.
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Ovviamente è possibile amare un essere umano, se non lo si conosce abbastanza bene.
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Solo i poveri riescono ad afferrare il senso della vita, i ricchi possono solo tirare a indovinare.


Non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media.
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L'amore è una strada discretamente significativa; il sesso è abbastanza significativo.
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Le donne sono animali fondamentalmente stupidi ma si concentrano sul maschio con un impegno così totale da riuscire spesso a sconfiggerlo quando lui pensa ad altro.
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Mi annoiano a morte quegli intelletti preziosi che devono dir diamanti ogni volta che aprono bocca. m'annoio a dover lottare per ogni alito di vento che faccia respirar la mente. ecco perché mi sono tenuto lontano dalla gente per così tanto tempo. e adesso che vado in società, scopro che devo tornare nella mia caverna. ci sono altre cose oltre alla mente: gli insetti, i palmizi, i macinini da pepe, e io terrò un macinino da pepe nella mia caverna. così, allegria.
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Trovai l'ultimo bicchiere di vino mescolato a cenere di sigaro e tristezza.
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(1) - (2) - (3) - Biografia

Charles Bukowski



Ecco di cosa avevano paura gli uomini. non solo di essere rinchiusi una volta per tutte. ma anche di non avere un solo amico. così, non meravigliatevi, pensai, una situazione così TI FA venire lo scagnazzo. ti può AMMAZZARE. il loro trucchetto semplice semplice è quello di farti entrare nella civiltà e di bloccarti dentro. di obbligarti ad aver tessere d'ogni tipo nel portafoglio. soldi. assicurazione. automobile. letto. finestra. cesso. gatto. cane. piante. strumenti musicali. certificato di nascita. cose con cui incavolarsi. nemici. seguaci. sacchi di farina. stuzzicadenti. culo non affetto da contagio. vasca da bagno. macchina fotografica. sciacqui per bocca. oh mio dio, ooo. serratura (tuffatici dentro, nuotaci dentro, grattagli la schiena) (tutto quel che avete - infilatevi nel cuore cose come un paio di pinze, ali di gomma, un cazzo di ricambio nella cassetta dei medicinali.
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Non so gli altri, ma io al mattino quando mi chino per allacciarmi le scarpe penso: Cristo Onnipotente, e ora? La vita mi fotte, non ce la intendiamo. Devo prenderla a piccole dosi, non tutta assieme.
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L'esistenza era non solo assurda, era un duro lavoro, puramente e semplicemente. Pensate quante volte vi infilate la biancheria intima, in tutta la vita. Era spaventoso, era disgustoso, era stupido



Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore.
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La differenza tra dittatura e democrazia è che in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non dobbiamo sprecare il nostro tempo andando a votare.
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Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo né il prezzo né il valore.
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La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ne impiega troppo.
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Le due più grandi invenzioni dell'uomo sono il letto e la bomba atomica: il primo ti tiene lontano dalle noie, la seconda le elimina.
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Detesto i prati perché tutti hanno un prato con l'erba e, quando si tende a fare le cose che fanno tutti gli altri, si diventa tutti gli altri.
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La mia unica ambizione è quella di non essere nessuno, mi sembra la soluzione più sensata.
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Ero troppo ubriaco per lamentarmi: sentivo solo il morso e la tristezza selvaggia di un'altra buona cosa persa per sempre.
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(1) - (2) - (3) - Biografia

Eduardo De Filippo Biografia



Grande commediografo e attore Eduardo De Filippo nacque il 24 maggio 1900 a Napoli, da Luisa De Filippo e da Eduardo Scarpetta. Al pari dei fratelli cominciò ben presto a calcare le tavole del palcoscenico: il suo debutto avvenne alla verde età di quattro anni al teatro Valle di Roma, nel coro della rappresentazione di una operetta scritta dal padre.

Dopo quella prima breve esperienza prese parte ad altre rappresentazioni sia come comparsa, sia rivestendo altre piccole parti. A soli undici anni, per il suo carattere un po' turbolento e per la scarsa propensione agli studi, venne messo nel collegio Chierchia di Napoli. Ma ciò non servì a farlo riappacificare con le istituzioni scolastiche, per cui solo due anni dopo, quando era al ginnasio, interruppe gli studi. Continuò la sua istruzione sotto la guida del padre Eduardo che lo costringeva per due ore al giorno a leggere e ricopiare testi teatrali non disdegnando, quando capitava l'occasione, di prendere parte a lavori teatrali nei quali dimostrava una innata bravura, in modo particolare per il repertorio farsesco.

All'età di quattordici anni entrò nella compagnia di Vincenzo Scarpetta, nella quale recitò ininterrottamente per circa otto anni. In questa compagnia teatrale Eduardo fece di tutto, a cominciare dal servo di scena, all'attrezzista, al suggeritore, al trovarobe, fino a quando nel 1920 non s'impose per le sue doti recitative nei ruoli di comico primario e per la sua spiccata propensione all'inventiva. E' datato 1920 il suo primo atto unico pubblicato: "Farmacia di turno".

Il suo impegno artistico era tale e tanto che anche durante il servizio militare Eduardo, nelle ore libere, si recava in teatro a recitare.
Finito il servizio militare nel 1922 Eduardo De Filippo lasciò la compagnia di Vincenzo Scarpetta passando a quella di Francesco Corbinci, con il quale esordì al teatro Partenope di via Foria a Napoli con Surriento gentile di Enzo Lucio Murolo; fu in questo lavoro che Eduardo si cimentò per la prima volta in una regia impegnata.
Nel 1922 scrisse e diresse un altro suo lavoro teatrale, "Uomo e galantuomo".

Lasciata la compagnia di Francesco Corbinci ritornò nella compagnia di Vincenzo Scarpetta nella quale rimase fino al 1930.
In questo periodo conobbe e sposò Doroty Pennington una americana in vacanza in Italia e recitò anche in altre compagnie come quella di Michele Galdieri e di Cariniù Falconi; nel 1929 con lo pseudonimo di Tricot scrisse l'atto unico "Sik Sik l'artefice magico".

Nel 1931 con la sorella Titina ed il fratello Peppino formò la compagnia del Teatro Umoristico, debuttando al teatro Kursaal il 25 dicembre con il capolavoro "Natale in casa Cupiello" che all'epoca era solo un atto unico.
Rimase a capo di questa compagnia fino al 1944 riscuotendo ovunque successi e consensi, diventando inoltre una vera e propria icona di Napoli.

Eduardo De Filippo muore il 31 ottobre 1984 nella clinica romana Villa Stuart dove era stato ricoverato pochi giorni prima. La sua eredità artistica è stata portata avanti degnamente dal figlio Luca.

Eduardo De Filippo



Mi sono scocciato di sottostare alla legge del vivere civile che ti assoggetta a dire sì senza convinzione quando i no, convintissimi, ti saltano alla gola come tante bolle d'aria.
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Le strade inventano gli uomini, e spesso portano i nomi degli uomini che hanno inventato.
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Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male.
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L'uomo non è cattivo. Ha solo paura di essere buono.
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Non possiamo essere noi a distribuire il bene e il male: non conosciamo le proporzioni.
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Ogni minuto muore un imbecille e ne nascono due.
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"Buongiorno, Signor De Filippo, qui è la televisione." "Va bene, aspetti che le passo il frigorifero".
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E' proibito dare consigli quando la gente non li chiede.
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Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita.




'a vita è tosta e nisciun' t'aiuta. O meglio c'sta chi t'aiuta, ma una volta sola.. pè putè di': "T'aggio aiutato".
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Quando è buon tempo ognuno è marinaio e si vorrebbe mettere al timone. Col mare in calma tutti sono capaci di portare un vapore a passeggiare.
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Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell'uomo di dare un senso alla vita.
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S'ha da aspettà, Amà. Ha da passà 'a nuttata
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Se un'idea non ha significato e utilità sociale non m'interessa lavorarci sopra.
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I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili.
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Mario Giacomelli



Dall'intervista di Frank Horvat (Senigallia 1987)
Quando tu fotografi, hai un'immagine di fronte, che attraverso un forellino entra nella macchina, e tu puoi averne una copia, un estratto. Cosi sono i miei occhi, uno strumento per prendere, per rubare, per immagazzinare cose che vengono poi intrise e rimesse fuori, per gli occhi degli altri.

ho una macchina che ho fatto fabbricare, una cosa tutta legata con lo scotch, che perde i pezzi... ho questa da quando ho iniziato, sempre la stessa. Con lei ho vissuto le cose, belle o brutte, con lei ho diviso tanti attimi della mia vita... mi rattrista solo l'idea di staccarmi da lei.

Una volta ho vinto un apparecchio di piccolo formato, in un concorso, ma non sono riuscito a fotagrafare, era troppo veloce, non c'era più la partecipazione come con la mia macchina, non avevo il tempo di pensare, scattavo quasi inutilmente. E perdevo la gioia più bella, che è questo aspettare, questo preparare l'immagine, girare, cambiare il rullino (…) se potessi, fotograferei senza macchina, non ho questo grosso amore per la meccanica.

Per i vecchi nell'ospizio ho adoperato un lampo. Volutamente. Perché alla cattiveria di chi ha creato il mondo, di chi ci fa invecchiare, a questa cattiveria aggiungo anche la mia cattiveria. Non tanto per mostrare la materia della pelle, ma per aggiungere qualche cosa di ancora più forte, un contrasto. Il lampo modifica la realtà, la fa più mia.

Se dovessi scegliere tra le cose fatte, salvarne una, salverei l'ospizio. Non per l'ospizio in sè, dell'ospizio non me ne frega niente. Quello che mi importa è l'età, il tempo. Tra me e il tempo c'è una discussione sempre aperta, una lotta continua. L'ospizio me ne dà una dimensione più esatta...

La mia prima macchina, una Comet, l'ho comprata il 24 dicembre. II 25 sono andato al mare, e ho provato - ma non capivo neanche come funzionava - ho provato con queste pose molto lunghe. Le onde venivano verso di me e io spostavo la macchina in senso opposto. Ce ne sono state tre a quattro giuste, come le avevo immaginate. Le altre erano da buttare. Così, al primo contatto tra me, la natura e la macchina fotografica, ho scoperto che questo aggeggio meccanico, che prima mi faceva paura, poteva diventare una continuazione di me stesso.

Io credo all'astrattismo, per me l'astrazione è un modo di avvicinarsi ancora di più alla realtà. Non mi interessa tanto documentare quello che accade, quanto passare dentro a quello che accade...

Le immagini che scelgo sono quelle che rendono le sensazioni che ho provato nel momento in cui scattavo, le sensazioni che vorrei non perdere, che vorrei dare ad altri. Scelgo le immagini che potrebbero aiutare gli altri a riflettere, ad amare di più la vita...

Sono partito da questa terra, come la vede il contadino che ci lavora, poi ho voluto vedere la stessa cosa da sopra. E guardandola così mi è sembrato, ancora una volta, di essere entrato dentro, la terra non era più terra ma segno, come le rughe delle mani, come la pelle dei vecchi... le rughe della terra e della pelle mi insegnano delle cose che non conoscevo, che il contadino non può conoscere, che quello che guida l'aereo non può sapere... ma qualche volta mi chiedo qual'è la relazione tra la realtà che fotografo e questo segno che resta. Le rughe dei vecchi sono ancora i vecchi, è ancora la loro sofferenza?

Photo Mario Giacomelli
diranno che sono pazzo, ma per me va bene essere un pazzo che si accorge di quello che accade attorno a lui, per me sono più pazzi quelli che non si accorgono. Di tutto no, non mi accorgo, però vorrei accorgermi di tante cose, apposta cerco le cose piccole, perchè le grosse mi soffocano, non sono fatto per le cose grandi, preferisco far grandi le cose piccole.

qui nella mia città, non ho mai camminato con la macchina fotografica in mano, la gente non sa che io fotografo. Mi dà fastidio la gente che sta attorno, che interroga. Dunque mi allontano un po'. Quanto basta per trovare un mondo in cui immergermi. In campagna, per esempio, non mi ero mai reso conto del profumo del fieno, dopo la pioggia. Una cosa che non conoscevo, cinquant'anni inutili per questa cosa, vedi quante cose ci sono da conoscere, però sono tutte piccoline, quasi non fotografabili, ma che si impastano nell'immagine.

Il luogo dove le cose accadono non è così importante, un luogo vale l'altro. Mi dicono: come fai a fare queste fotografie ? Ma non tengono conto che sono le immagini che scelgono me, non io che scelgo loro... il paesaggio non scappa, ma io ho sempre paura che resti lì solo per un attimo, lo faccio col cavalletto, perché faccio "due e ventidue", devo sempre ricordarmi i numeri perché non capisco mai, con "due e ventidue" ci vuole per forza il cavalletto, allora ho sempre paura che mi scappi, continuo a guardare mentre sposto il cavalletto, trattengo il fiato, io quando fotografo non respiro, mi blocco e scatto, quella per me è la gioia più bella, come se avessi spogliato le più belle donne del mondo. Quando loro si lasciano spogliare. Se son riuscito a fotografarle vuol dire che è andata bene. Se no, si dirà che le ho sognate, e basta.

(1) - (2) - Biografia

Oscar Wilde




Gli umili fiori di campo appassiscono, ma tornano poi a fiorire; il prossimo giugno l'avorno sarà dorato come adesso; tra un mese questa clematide sarà coperta di stelle purpuree e di anno in anno la verde notte delle sue foglie racchiuderà quelle stelle di porpora. Ma la nostra gioventù non torna mai indietro, il palpito di gioia che batte in noi a vent'anni si fa torbido, si indeboliscono le nostre membra, i sensi si corrompono. E noi degeneriamo in ripugnanti fantocci ossessionati dal ricordo di passioni di cui avemmo troppa paura e di tentazioni squisite a cui non osammo abbandonarci. Gioventù! Gioventù! Nulla vi è al mondo che valga la gioventù.
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Si parla tanto del bello che è nella certezza; sembra che si ignori la bellezza più sottile che è nel dubbio. Credere è molto monotono, il dubbio è profondamente appassionante. Stare all'erta, ecco la vita; essere cullato nella tranquillità, ecco la morte.
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Gli ideali sono pericolosi. La realtà è preferibile: è spietata ma preferibile.
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L'uomo ha abbastanza memoria per ricordare centinaia di aneddoti, ma non ha abbastanza memoria per ricordare a chi li ha già raccontati.
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Quando cerchi sinceramente l'amore, lo trovi che ti sta aspettando.
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L'umiltà per l'artista consiste nella franca accettazione d'ogni sua esperienza, proprio come l'amore, per l'artista, è semplicemente il senso della bellezza che manifesta al mondo il suo corpo e la sua anima.
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Le donne non hanno niente da dire, ma lo dicono benissimo.
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Le donne hanno un istinto meraviglioso, scoprono tutto, meno ciò che è evidente.
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Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero.
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La vita imita l'arte
ben più di quanto l'arte imita la vita.
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Perdona sempre i tuoi nemici, non c'e' niente che li irriti di più.
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Ogni ritratto dipinto con sentimento 
è un ritratto dell'artista, non del modello.
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La moda è una forma di bruttezza così intollerabile
che dobbiamo cambiarla ogni sei mesi.
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(1) - (2)

Luigi Pirandello



Non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci faceva ridere adesso ci farà tutt'al più sorridere.
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L'educazione è la nemica della saggezza, perché l'educazione rende necessarie tante cose; di cui, per esser saggi, si dovrebbe fare a meno.
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Confidarsi con qualcuno, questo si che è da pazzi...
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Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre "qualcuno". Mentre un uomo - non dico lei, adesso - un uomo così in genere, può non essere "nessuno". (Sei personaggi in cerca d'autore)
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Rifiutare di avere delle opinioni è il modo di averle.
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Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai! (Sei personaggi in cerca d'autore)
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Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso.
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Ma un fatto è come un sacco: vuoto non si regge. Perchè si regga, bisogna prima farci entrar dentro la ragione e i sentimenti che lo han determinato.
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Potei sperimentare che l'uomo, quando soffre, si fa una particolare idea del bene e del male, e cioè del bene che gli altri dovrebbero fargli e a cui egli pretende, come se dalle proprie sofferenze gli derivasse un diritto al compenso; e del male che egli può fare a gli altri, come se parimenti dalle proprie sofferenze vi fosse abilitato. E se gli altri non gli fanno il bene quasi per dovere, egli li accusa e di tutto il male ch'egli fa quasi per diritto, facilmente si scusa
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I filosofi hanno il torto di non pensare alle bestie e davanti agli occhi di una bestia crolla come un castello di carte qualunque sistema filosofico
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La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l'estraneo siete voi
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La fantasia abbellisce gli oggetti cingendoli e quasi irraggiandoli d'immagini care.
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Nell'oggetto amiamo quel che vi mettiamo di noi.
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E non vuoi capire che la tua coscienza significa appunto 'gli altri dentro di te'.
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(1) - (2) - (3)

Luigi Pirandello



Chi veda soltanto una coda, facendo astrazione dal mostro a cui essa appartiene, potrà stimarla per se stessa mostruosa. Bisognerà riattaccarla al mostro; e allora non sembrerà più tale, ma quale dev'essere, appartenendo a quel mostro. Una coda naturalissima.
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Monsignore, però, mentre voi vi ritenete fermo, aggrappato con tutte e due le mani alla vostra tonaca santa, di qua, dalle maniche, vi scivola, vi scivola, vi sguscia come un serpe qualche cosa, di cui non v'accorgete. Monsignore, la vita! (Enrico IV)
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È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere ogni tanto, galantuomo sempre.
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Quando una donna dice di tacere per pietà, ha già ingannato.
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Nulla atterrisce più di uno specchio una coscienza non tranquilla. (Sogno, ma forse no)
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Chi vive, quando vive, non si vede: vive. Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la sta vivendo più: la subisce, la trascina. (La carriola)
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E ogni cosa, finché dura, porta con sé la pena della sua forma, la pena di essere così e non altrimenti.
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La vita o si vive o si scrive, io non l'ho mai vissuta, se non scrivendola. (Il fu Mattia Pascal)
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Vedo una vecchia signora, coi capelli ritinti, tutti unti non si sa di qual orribile manteca, e poi tutta goffamente imbellettata e parata d'abiti giovanili. Mi metto a ridere. "Avverto" che quella vecchia signora è il contrario di ciò che una rispettabile signora dovrebbe essere. Posso così, a prima giunta e superficialmente, arrestarmi a questa espressione comica. Il comico è appunto un "avvertimento del contrario". Ma se ora interviene in me la riflessione, e mi suggerisce che quella vecchia signora non prova forse piacere a pararsi così come un pappagallo, ma che forse ne soffre e lo fa soltanto perché pietosamente, s'inganna che, parata così, nascondendo le rughe e le canizie, riesca a trattenere a sé l'amore del marito molto più giovane di lei, ecco che io non posso più riderne come prima, perché appunto la riflessione, lavorando in me, mi ha fatto andar oltre a quel primo avvertimento, o piuttosto, più addentro: da quel primo avvertimento del contrario mi ha fatto passare a questo sentimento del contrario. Ed è tutta qui la differenza tra il comico e l'umoristico.
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La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce e dove dunque l'estraneo siete voi. (Uno, nessuno e centomila)

(1) - (2) - (3) 

Voltaire (François-Marie Arouet)




Di tutte le religioni, quella Cristiana è senza dubbio quella che dovrebbe ispirare più tolleranza, sebbene fino ad ora i cristiani siano stati i più intolleranti tra gli uomini.
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È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente.
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I calunniatori sono come il fuoco che annerisce il legno verde non potendolo bruciare.
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Il detentore del potere è sempre impopolare.
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Il più grande dei crimini, almeno il più distruttivo e di conseguenza il più contrario al fine della natura, è la guerra; ma non vi è alcun aggressore che non colori questo misfatto con il pretesto della giustizia. (da Il filosofo ignorante)
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L’invidia è un verme roditore, è il veleno del cuore.
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L’uomo è nato per l’azione, come il fuoco tende verso l’alto e la pietra verso il basso. Non essere occupato e non esistere è per l’uomo la stessa cosa.
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La fede consiste nel credere non ciò che sembra vero, ma ciò che sembra falso al nostro intelletto.
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La gente cerca la felicità come un ubriaco cerca casa sua: non riesce a trovarla ma sa che esiste.
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La pace è preferibile alla verità.
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La superstizione mette il mondo intero in fiamme, la filosofia le spegne.
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Non esistono né estreme delizie né estremi tormenti che possano durare tutta la vita: il sommo bene e il sommo male sono chimere.
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(1) - (2)